Il flavonoide luteolina promuove il differenziamento nei cheratinociti, ed inibisce l’iperproliferazione, l’infiammazione e l’acantosi tipiche della psoriasi.

LuteolinAutore/i del lavoro candidato: Ramona Palombo

SINTESI CONTENENTE UNA BREVE DESCRIZIONE DEL LAVORO SVOLTO E DEI RISULTATI OTTENUTI: La luteolina nella sua forma glucosilata, è stata usata “in vitro” su cheratinociti primari umani. Il differenziamento indotto da questa sostanza è stato valutato e confermato analizzando marcatori biochimici coinvolti in tale processo, utilizzando tecniche quali: Real time q-PCR, Western Blotting, citofluorimetria a flusso, e microscopia confocale. Una dettagliata analisi metabolica, su campioni trattati e non trattati, con la molecola in esame, su circa 289 metaboliti, ha portato in evidenza anche gli effetti anti-infiammatori e anti-ossidanti del trattamento con la luteolina su questo modello cellulare. Da questi valevoli dati si è proceduto c on l’interesse di utilizzare questi benefici ed importanti effetti del flavonoide, in condizioni in cui il differenziamento cellulare e l’infiammazione fossero compromessi, proprio come nella psoriasi. Allo scopo, sono stati utilizzati modelli “in vitro” e “in vivo” (cuti murine) che potessero rappresentare il fenotipo psoriasico, ottenuti attivando vie di segnalazione biochimiche coinvolte in tale patologia, già riconosciute ed ampiamente descritte in letteratura. Sia “in vitro” che “in vivo”, dopo attivazione della via di segnalazione dell’IL-22 (rispettivamente con il trattamento con IL-22 e Imiquimod), è stato possibile notare, dopo il trattamento con Luteolina-7glucoside, un recupero delle normali condizioni. L’IL-22 promuove la proliferazione e su cuti murine è stato possibile apprezzare un aumento del numero di strati basali proliferanti, oltre che acantosi e paracheratosi. La luteolina contrasta questi effetti, come dimostrato dai dati di espressione dei marcatori del differenziamento e dalle indagini effettuate in microscopia. Il meccanismo proposto prevede un blocco dell’attività di uno dei più importanti fattori di trascrizione coinvolti in questa via di segnalazione, ovvero STAT3. Andando a inibire selettivamente questa cascata di eventi, la luteolina potrebbe rappresentare una valida alternativa alle odierne terapie contro la psoriasi. Questo, infatti, consentirebbe una diminuzione dei costi (data dalla facile reperibilità della molecola), un’applicazione topica e ristretta alle aree interessate dalla malattia e una riduzione degli effetti collaterali derivanti da altre terapie più aggressive.

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